Cronache dal pianeta rom
By Giulia Angeletti at 6 October, 2008, 9:04 pm
Tra le conferenze di Internazionale, avevamo da subito puntato quella sui rom, e non ci eravamo sbagliate. Moderatore della conferenza è stato Gad Lerner, che è stato recentemente criticato per aver espresso simpatia verso questo popolo. Ma di cose interessanti durante la conferenza ne sono venute fuori parecchie. Gad Lerner, parlando da ebreo, fa subito notare come i rom oggi siano oggetto degli stessi stereotipi e meccanismi di estraneità a cui erano sottoposti gli ebrei alla vigilia delle leggi razziali. Ma molti si dimenticano che anche i rom furono compagni di sventura del popolo eletto: oltre 40000 rom sono stati deportati e uccisi durante la seconda guerra mondiale. Neanche la deportazione e lo sterminio hanno fatto si che oggi si porti rispetto verso questo popolo. Il docente universitario rom Alexian Santino Spinelli ha denunciato la totale mancanza di rispetto verso i diritti umani dei rom. In particolare si scaglia contro i campi rom che sono niente altro che una forma di segregazione razziale nostrana. Non bisogna dimenticare che il primo campo nomadi fu istituito a Colonia, nel 1934 dai nazisti, e che mai nessun rom fu chiamato a Norimberga per riconoscere i propri carnefici.
Ma le denunce non bastano, non basta dire che l’Italia oggi è razzista. Da gente che riflette con la propria testa, interessata e che non si lascia abbindolare dai nostri politici imprenditori della paura, dobbiamo prima di tutto buttare un occhio a quello che è stato prima, alla storia, per capire i processi, che hanno determinato certe situazioni presenti. In questo ci aiuta la docente rom rumena Delia Grigore, che ripercorre la storia del suo popolo per quanto riguarda la Romania. In questo paese i rom furono soggetti a schiavitù per più di 500 anni, i rom non erano persone, ma beni di scambio. Soltanto nel 1856 i rom poterono riacquistare la libertà, ma non riuscirono mai ad acquisire una autostima etica. Il sostantivo “zingaro” significa appunto schiavo, mentre “rom” è l’eponimo di uomo. Ma si sa, una bugia ripetuta molte volte diventa una verità. E se un rom ruba, allora tutti i rom rubano. Se un rom non si lava, allora tutti i rom non si lavano. E noi questo lo consideriamo naturale, perché diciamo “è nella loro cultura essere così”, ma usata in questo modo, la parola cultura non è altro che un modo malcelato per dire razza. Quello che non si vuole vedere è che la maggioranza dei rom è perfettamente integrata nel tessuto nazionale. Si parla di percentuali che si aggirano intorno al 70%. Spesso però l’origine rom è nascosta, per paura forse. Come non ricordare che il mitico Charlie Chaplin aveva una nonna rom che nella sua biografia dice essere “lo scandalo di tutta la famiglia”. Come dimenticare il calciatore Pirlo, che proviene da una famiglia rom sinti. Quello che si dovrebbe fare, è prima di tutto parlare con un minimo di consapevolezza storica alle spalle, e poi di smettere di considerare la categoria rom, ma la persona rom. Infine, parafrasando Orwell, dovremmo evitare di cadere nella convinzione che “Tutte le persone sono uguali, ma ci sono persone più uguali di altre”.
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- Pingback by Te lo do io (anzi noi) il Festival di Internazionale. Allegretto andante « Festival dell’Uomo on 8 October 2008 @ 17:04
2008 correva l’anno ..
Gli zingari
La Presidenza del Consiglio dei Ministri è
bella e fresca siccome il mattino
sa cos’è il Buon Senso e la Ragione
diffida e mette in guardia
dai disperati titolari del miserabile benessere
che a torto
si sentono insidiati:
Potente e prepotente
non sono la stessa cosa
il prepotente è un disperato
e vede disperati dappertutto
e da un po’ di tempo
buonismo dappertutto.
Gli zingari sono belli e bravi
gli uomini che non si dimostreranno tali
il Potente (se è tale)
li prenderà a calci in culo.
L e guance dell’Umanità
sono fresche e sode
Dio le benedica!
Come sai, carissima Giulia,essendo io di Senigallia,pure tu mipare!,ho per gli ebrei una debolezza un trasporto che penso sia dovuto al fatto anche che laggiù tante famiglie mie amiche sono di religione ebraica.
Abitavo per 18 anni in Via Spontini ,n 4 , al n 8 c’era la villetta marrone ove vivevano le signorine che lavoravano alla Saccaria,Calef-Terni-Morpurgo,vicino c’era il Piazzale della Libertà,dove è la Rotonda a mare,ed anche lì altra famiglia di tale religione abitava nella Villa ad angolo con via Fiume.Due cagnoni neri enormi come lupi facevano inutilmente la guardia.C’era al centro , vicino al Comune una umile silenziosa Sinagoga,ed al Portone quartiere sparse quà e là altre famiglie silenziose sempre frettolose che io ebbi la ventura di conoscere.Posso testimoniare che ricevetti dai miei vicini di casa giù vicino al mare aiuto per trovare il primo lavoro, a Roma in un giornale diretto da Vittorio Calef,scomparso troppo presto per una malattia misteriosa.Era Vittorio sempre sorridente e molto colto,con lui conobbi in quegli anni tante persone della Italia referendaria sempre in prima fila sempre generose e fui così fortunato di praticare gente che poi fece anche della piccola storia.
Ma tra le persone tutte che mai potrò scordare ci fu Renatina Calef,che troverai ricordata in una mia poesia di qualche anno fa,nel mio blog.
Inutile ripetere ancora la figura di Renatina,solo credo bello dirti che l’anno scorso a Piazzola sul Brenta, in municipio,fui invitato dalle Scuole Medie ove, nella giornata della memoria a leggere e ricordare assieme a Clara Doralice,partigiana 90 enne patavina,alcune mie esperienze di vita.Lì lasciai copia con dedica della mia poesia su Renata Calef,le scuole medie e gli insegnanti ci furono grati,ma l’emozione mia e di Clara forse ancor più.
Ove lavoro adesso, in Via Beato Pellegrino a Padova,ci sono due piccoli cimiteri ebraici nascosti tra dei giardini oltre alte mura,forse dimenticati
La civiltà ebraica e la relativa cultura mi affascina e pare debba quasi saldare un debito nei suoi riguardi.
Ciao Giulia,
ti ricordo sempre con tanto affetto e stima,
dario.
cara giulia,scusa se esco un po’ dal seminato del tuo post per fare una considerazione di più ampia portata,tanto banale quanto per me attuale.
chi mi conosce sa che non sono razzista,e che mi impegno per non esserlo.
il mio rispetto per le altre religioni e culture è sempre molto alto,spesso ne sono anche affascinato.
confesso però che per alcuni zingari-rom-nomadi provo fastidio e antipatia,ma non per tutti.
a verona e provincia ci sono diversi campi nomadi e ti assicuro che spesso li ho guardati da molto molto vicino.posseggono cose che di alto valore,dai camper alle roulotte,alle macchine,ai camion,alle biciclette,alle tv al plasma,alle moto e motorini..non è pregiudizio,perchè sono sicuro che il mio fastidio non interessa una determinata razza,quanto una condizione d’esistenza di alcune persone..però fa riflettere vederli così..a maltrattare bambini…non in cerca di lavoro,a differenza della maggior parte di immigrati che ci sono qui..
io sono con il Papa..dobbiamo essere luce per gli immigrati che arrivano qui senza nulla..dobbiamo offrire un appoggio a loro,nel nome della dignità umana che ci lega…
ma a volte sentirsi presi in giro è fastidioso…
di sicuro è sbagliato catalogare una determinata razza come fanno molti,ma questo errore deriva da uno stato d’animo di fastidio per i motivi già citati,che qui al nord è diffuso..
ovviam parlo per me,ago in un pagliaio di paura e xenofobia..
caro Federico, quello che ti posso dire è che questa settimana ho assistito ad un tentativo di furto, e la ragazza che ha allungato le mani non era certo rom, ma italianissima.
le generalizzazioni sono pericolose, per uno che non lavora ce ne sono dieci che lavorano a testa bassa e stanno zitti, il fatto che non li vediamo non vuol dire che non esistano.
Gentile Signor Petrolati, ho appena letto le sue parole di stima per Vittorio Calef. Vorrei contattarla per conoscere ciò che lei ricorda di Vittorio. Cordiali saluti. Eleonora Carbonari
Gentile per gentile,
CARA ELEONORA CARBONARI SONO SEMPRE A SUA-TUA DISPOSIZIONE-
VITTORIO CALEF ERA MIA VICINO DI CASA SINO ALLA FUGA-IO ABITAVO AL NUMERO QUATTRO DI VIA SPONTINI E LUI, LA SUA FAMIGLIA COMPRESO IL PADRE CHE FU PROFESSORE DI MATEMATICA , AL NUMERO OTTO.
HO CONOSCIUTO E PRATICATO LA CASA DI VITTORIO A SENIGALLIA ED A ROMA SINO ALLA SUA MORTE.
CON PIACERE E COMMOZIONE SCRIVIMI SULLA MAIL O IN UFFICIO.
dario petrolati – CENTRO STUDI LUCCINI
VIA BEATO PELLEGRINO 16 , 35137 PADOVA
TEL.049-8755698-
SO DI RENATINA CALEF CHE FU LA MIA PIU’ CARA AMICA D’INFANZIA.
CONTATTAMI PURE.
CARI SALUTI,
dario.
Grazie, Dario, i tuoi ricordisono stati molto significativi e utili per svolgere il nostro lavoro su Vittorio Calef. Alla conferenza che abbiamo fatto a scuola, è venuta anche Renatina Terni, ma, in quella circostanza, non ho potuto dirle della tua poesia su di lei. Ci siamo,poi, sentite al telefono, e le ho parlato di te: ora aspetta che io le invii quella poesia. Ti farò sapere. Cari saluti Eleonora