L’opposizione il 13/3, gli italiani il 12/3
By redazione at 14 March, 2010, 1:15 pm
Ieri l’opposizone è scesa in piazza per protestare contro il decreto salva-liste.
Tanti gli interventi dal palco, presenza esasperante la richiesta di dimissioni al presidente del consiglio.
Ieri era il 13 marzo, il 12 marzo invece è stato indetto uno sciopero generale. Uno sciopero che ha coinvolto decine di migliaia di lavoratori.
In periodo di crisi, in un periodo questo, dove la crisi è ancora potente, complice il grande lasso di tempo da quando è iniziata, complice la totale mancanza di ripresa economica, quando le esigenze nelle richieste dei lavoratori e degli studenti si fanno sempre più primarie, bene, durante questo periodo, nello sciopero l’opposizione mancava. Mancava a buona ragione, mancava perché se le politiche intraprese da questo governo sono assolutamente errate e deleterie, se sono inutili a superare la crisi, le proposte, le prospettive di queste opposizioni sono assolutamente lontane e distaccate dai lavoratori e dagli studenti che hanno animato i corteo di venerdì 12. Come è solito essere, è in ballo, anche per queste regionali, il solito teatrino del potere che si spartisce poltrone in maniera più o meno legittima. Sono differenti le campagne elettorali oggi da quelle di ieri, una volta, per raggiungere lo scranno, venivano fatte, dal potere, grandi promesse che una volta sedutovisi dimenticava; oggi l’ambizione è agguantare una regione, un comune, una provincia o un ministero senza promettere null’altro che una vaga nebulosa di banalità trasversalmente uguali, assolutamente scevre di ogni idea innovativa.
I politici ci tengono molto ai toni pacati ma certe volte, se la politica e l’economia viene fatta con i conti sulle teste di chi studia o lavora, di chi non conta assolutamente nulla nei giochini del potere, i toni pacati, i toni del dialogo, del dibattito democratico non esistono più. Nessun interesse da parte di chi il potere ce l’ha a mutarlo in accordo di chi il dal potere è vessato. A pagare questa crisi sono sempre più persone, sempre più esercizi commerciali chiudono, sempre più fabbriche riducono le ore e aumentano la cassa integrazione, sempre più università, complici deleteri e casuali tagli, aumentano le tasse e riducono l’offerta formativa.
Anche in Grecia la crisi è pesante, anche in Grecia urgono grandi misure economiche, anche in Grecia le vogliono far pagare alle classi sociali più povere e deboli. Ma in Grecia sono più arrrabbiati di noi.
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