L’umanitarismo è morto? Contraddizioni e sfide di una buona azione
By Giulia Angeletti at 4 October, 2009, 10:30 am
Mi era già capitato di toccare il tema crisi umanitarie e ruolo delle Ong per risolverle o fomentarle, così detto brutalmente. Ne avevamo parlato nel corso di antropologia politica, ma si sa che lo sguardo che un antropologo getta sulle agenzie di soccorso non può essere che critico, e in un qualche modo drastico. Che poi molti antropologi “falliti” si riciclino in qualche Ong è un altro paio di maniche. Mi sono poi imbattuta nel punto di vista di un giornalista, David Rieff, di cui ho letto il libro Un giaciglio per la notte, il paradosso umanitario, in vista del suo intervento dell’Internazionale a Ferrara.
L’incontro sull’argomento è stato letteralmente preso d’assalto dalla gente. Forse a qualcuno il titolo del dibattito ha messo un po’ la pulce nell’orecchio, e così il teatro comunale era pieno di gente pronta a sentirsi raccontare cose che mettono un po’ in crisi il nostro buonismo. Gli speakers erano due giornalisti e un operatore umanitario di Msf (Medici Senza Frontiere). Già di per se il cocktail poteva risultare esplosivo, ma a ciò si deve aggiungere che la Polmann e Rieff, i due giornalisti, non avevano proprio la stessa visione sull’intervanto umanitario, e hanno passato il tempo a rimbeccarsi l’un l’altra, mentre il povero Jean-Hervè Bradol, di Msf, non ha fatto altro che cercare di giustificare il suo operato e quello della sua organizzazione. Rieff ha subito esordito sottolineando il retroterra cattolico del nostro paese: “l’Italia è un paese cattolico, e chi fa del bene non può essere toccato, ne si può mettere in discussione il suo operato”. Ebbene l’incontro è servito a mettere in luce il lato oscuro dell’aspetto umanitario, ovvero come l’operato delle agenzie di soccorso, invece che alleviare le sofferenze della popolazione, moltospesso finisce per fomentare e gettare nuova benzina sul fuoco in una situazione già di per se infiammata. Quando c’è una guerra in atto, girano inevitabilmente più soldi, e c’è tutto l’interesse da parte delle milizie in campo, da parte dei signori della guerra e di certi politici locali, a mantenere lo stato di conflitto e di calamità. I ribelli e le milizie armate hanno iniziato a capite le procedure dell’intervento umanitario, e si sono messi dunque a compiere gesti spettacolari che recano un danno feroce alla popolazione civile perché i media internazionali ne siano colpiti, e perché arrivino fondi e aiuti dall’occidente, fondi e aiuti poi intercettati e usati a proprio vantaggio dalle stesse milizie ribelli.
Si è poi sottolineato come in fin dei conti l’umanitarismo non sia in realtà un’impresa impossibile: si tratta infatti di un ideale salvifico che, alla fin fine, non può salvare ma solo alleviare. C’è poi il grande problema dell’indipendenza delle agenzie di soccorso: molte di loro sono infatti totalmente dipendenti dai finanziatori, che sono gli stessi governi occidentali, che indicano loro modalità e tempi d’intervento, che indicano loro strategie studiate a tavolino in occidente, che poi sono controproducenti sul campo, e semplicemente inutili. La Polmann denuncia poi il fatto dei miliardi e miliardi destinati alle Ong scomparsi, che poi sono finiti per alimentare e finanziare le guerre.
Il dibattito sembra proporre qualche spiraglio di uscita. La prima cosa da fare è promuovere l’indipendenza economica di queste organizzazioni, e la seconda è cercare di rendere pubblico questo dibattito, di mostrare come il mito dell’operatore umanitario e dell’umanitarismo non sia in realtà una falsa speranza, o meglio un alibi per starcene in pace con le nostre coscienze.
Giunti a questo punto, vediamo quindi che l’umanitarismo non naviga in buone acque. Ma se anche l’umanitarismo fosse morto, le crisi umanitarie non presentano nessun segno di cedimento. Che fare dunque? C’è da dire che le organizzazioni umanitarie non sono tutte uguali, tra di loro spicca in positivo Msf, che è sicuramente la più indipendente e dal profilo più trasparente. Il festival di Internazionale ha voluto guarda caso questa organizzazione tra i suoi partner, e tra banchetti e cartelloni, c’è stata anche una mostra molto bella Mondi al Limite, con le foto di Francesco Zizola, e la presentazione del film Invisibles. Noi in piccolo nel nostro blog abbiamo deciso di aderire alla campagna Adotta una crisi umanitaria, e vedrete a breve un banner che ci verrà mandato da Msf.
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